Ti ho voluto bene da sempre.
Senso 222.
Per questa volta, ansia free, ti volevo solo dire che, City and colour, torna in Italia e anche io.
Le tue scarpe rotte.
Erano le mie sei mesi fa.
Non capisco più una parola, di quello che mi stai dicendo.
Ogni tanto, vorrei buttarmi a terra e vedere quante persone, cercheranno di calpestarmi.
Ti chiamerò con il nome di sempre, perché sei solo nella stanza affianco.
Sto cercando la chiave, per me e per te, così ce ne possiamo andare.
“Se non sei felice,probabilmente non è qui il tuo posto.”
Consigli che non portano da nessuna parte, tanto meno da te.
Dizzie Rascal che fa finta di essere un pastore, non mi farà cambiare idea.
Cerca di capirmi, che io non mi capisco più, sono in un altra lingua.
Non ti preoccupare per me, se andrà sempre peggio, farò una torta, poi la vomiterò in questo cazzo di giardino inglese, finché non mi stanco.
Era solo un crampo.
Non sento nulla, allora ci riprovi più forte.
Mi sanguinano le orecchie, ma continuo a non sentirti.
Cerchi le mie labbra, ma io ho ancora il sapore di quelle di qualcun altro.
Mi sento piena di buchi.
Uno scolapasta del cazzo, quando vorrei essere una scodella.
Perché non scappi via anche tu, come tutti gli altri?
Lasciami a piedi, in una qualsiasi strada buia, come se fossi la peggio puttana della tua vita, abbandonami, buttami dal cavalcavia e scappa.
Ti lascerò scappare, non ti rincorrerò con telefonate e messaggi deprimenti, perché non me ne frega niente di te.
Vattene, prima di inciampare tra mille ansie e paure.
Vado alla cassa e mi accorgo che ho il carrello pieno di amori a senso unico.
Gioie.
Lasciami tossire l’ultimo polmone.
Fatti i cazzi tuoi.
Il farmacista, che mi consiglia un centro, per smettere di fumare.
Ho il raffreddore/influenza circa tutto l’anno, mica posso permettermi di smettere di fumare.
Ogni tanto vorrei averti da abbracciare, mentre non ci diciamo nulla, ascoltiamo una canzone a caso dei Cure e magari ci asciughiamo le lacrime obbligatorie, sulle rispettive spalle.
Ora, devo solo disintossicarmi, da tutta questa ansia, poi andiamo al mare d’inverno ad ubriacarci e se tutto va bene scappiamo dove non possono trovarci, con il baule pieno di Lindor.
La musica sceglila tu, basta che copra tutti i nostri pensieri.
Quando finisce tutto.
Tanto non ti pagano.
Andrà sempre peggio.
Ci ritroveremo e non ci diremo una parola.
Mi muori tra le braccia e non ho nessuna medicina per fermare questo dolore.
Coltiviamo le mie occhiaie nel tempo libero e togliamo le api morte dal davanzale.
A Natale eravamo soli, da nessuna parte e anche io avrei pianto se l’alcol non mi avesse distratta.
Mi hai regalato una canzone o come preferisci.
Nessuno regala canzoni o come preferisci e ti dice, questa l’ho fatta per te.
Ti vorrei abbracciare, così potremmo dividerci le speranze.
Però poi che ansia, tutta quell’attesa, tutti quei secondi a cercarci i sentimenti, che non troveremo mai.
Il tuo regalo è il più bello di tutti, è come partire per altrove senza tirare fuori un soldo.
Vorrei dire altre cose, ma sta finendo il tempo.
Che stanchezza.
Mi dispiace.
Ho fatto male i miei conti.
Non sono mai stata brava in queste cose.
Devo cambiare, devo cambiare, ma sono troppo stanca oggi.
Devo e mai voglio.
Tutte queste giornate, fatte di vorrei e alla fine non posso.
Ora, se ti raccontassi di tutti questi giorni infami, non mi crederesti.
Ieri ho ricevuto un bel regalo: salire sull’ambulanza a Londra, dopo una crisi epilettica.
Oh, grazie davvero vita, mi stai dando emozioni forti una dopo l’altra.
Stasera, se puoi esagera.
